21 Febbraio 2026: Giornata della Lingua Madre

La “lingua madre” non è solo la prima lingua che impariamo. È un luogo: ci abita nei gesti quotidiani, nei ricordi, nelle ninne nanne, nelle parole che usiamo per consolare e per arrabbiarci, nelle espressioni che non si traducono. È la lingua con cui siamo stati accolti nel mondo e con cui, spesso, continuiamo a nominare le cose più intime. Ma la lingua madre è anche molto di più della lingua della casa: è una lingua intera, con una storia, una cultura, una letteratura, una dignità piena — non una versione “ridotta” o “solo familiare”.

Il 21 febbraio si celebra la Giornata Internazionale della Lingua Madre, istituita dall’Unesco per promuovere e proteggere la diversità linguistica nel mondo. È un’occasione per ricordare che ogni bambina e ogni bambino ha diritto alla propria lingua e che crescere tra più lingue non è una confusione, ma una ricchezza: amplia lo sguardo, moltiplica le appartenenze, rafforza l’identità.

L’approccio di MaS: “la mia lingua (di madre) e quella dei miei figli”

Nelle classi di Mamme a Scuola vogliamo attraversare la lingua madre con uno sguardo più profondo e concreto, insieme alle donne: non per idealizzarla, ma per riconoscerne il valore e interrogare ciò che accade quando si cresce e si diventa madri in un altro Paese. Per molte, infatti, la lingua madre cambia forma: rimane viva nei legami e nelle emozioni, ma rischia di diventare fragile quando i figli nascono qui, frequentano la scuola italiana e costruiscono il proprio mondo linguistico altrove.

Per questo il tema che proponiamo è “la mia lingua (di madre) e quella dei miei figli”. Un tema fatto di orgoglio e di fatica, di continuità e di fratture, di scelte quotidiane spesso invisibili.

Nelle classi ci faremo guidare da alcune domande “di rito”, che sono anche domande decisive:

  • Che cosa succede alla lingua madre quando i figli nascono qui?

  • In casa si continua a parlarla? E chi la parla con chi? La mamma con i figli, i figli tra loro, con il papà, con i nonni?

  • Che posto ha la lingua madre nella vita quotidiana dei bambini? È solo “lingua di casa” o entra anche nei giochi, nei libri, nei desideri?

  • I figli la capiscono, ma la parlano davvero? La usano con naturalezza o rispondono in italiano?

  • La sanno leggere e scrivere? E che cosa cambia quando una lingua resta solo orale?

  • Che rapporto hanno con quella lingua? È un motivo di fierezza, di imbarazzo, di distanza, di appartenenza?

  • E noi, come madri, come ci sentiamo quando la lingua cambia tra noi e loro? Ci avvicina o ci separa?

  • Quali strategie possiamo inventare perché la lingua non si perda — o perché non diventi un campo di battaglia?

  • Che ruolo ha la scuola? E come possiamo dialogare con insegnanti e servizi educativi perché la lingua madre sia riconosciuta come risorsa?

Questo lavoro nelle classi non sarà solo “parlare della lingua”, ma dare alla lingua madre un posto legittimo: riconoscerla come patrimonio, come memoria, come strumento educativo; e allo stesso tempo sostenere le madri nell’attraversare il bilinguismo dei figli senza sentirsi in difetto, senza colpevolizzarsi, trovando parole nuove per raccontare ciò che stanno vivendo.

In continuità con il progetto “Eco delle Storie”, che ha raccolto e valorizzato storie bilingui di mamme e bambini, vogliamo continuare a far risuonare le lingue nelle nostre classi: perché quando una lingua viene ascoltata e rispettata, anche chi la porta con sé trova spazio per esserci.