In occasione della campagna di raccolta firme promossa da Libera dal titolo “La ricostruzione delle comunità violate dalla criminalità organizzata: garantire spazi di pensiero, parola e confronto ai cittadini più esposti e ai più fragili”, venerdì 6 marzo si è svolto un incontro pubblico presso il bene confiscato alla criminalità organizzata “Lea Garofalo” in via Varesina 66/F.
L’iniziativa è stata introdotta e presentata da Ornella Sanfilippo, presidente di Mamme a Scuola (MaS), che ha aperto l’incontro sottolineando il valore dei beni confiscati come luoghi restituiti alla collettività e trasformati in spazi di incontro, partecipazione e costruzione di comunità.
Durante la mattinata si sono alternati momenti informativi sulla campagna di Libera e diverse testimonianze. Particolarmente significativa è stata la presenza della 1° classe media della scuola Puecher, accompagnata dalla propria insegnante, e di alcuni studenti del Liceo Scientifico Piero Bottoni, che hanno partecipato attivamente al confronto con riflessioni e domande sul significato della memoria e dell’impegno civile contro le mafie


Sono intervenute anche Sara, volontaria, e Sole, educatrice e volontaria di MaS, che hanno condiviso la loro esperienza di lavoro educativo e sociale nel quartiere, evidenziando l’importanza di creare spazi di ascolto, parola e relazione per le donne, le famiglie e le persone più fragili. A seguire hanno portato la loro testimonianza Verona, di origine egiziana, e Angela, peruviana, che hanno raccontato il proprio percorso all’interno di Mamme a Scuola. Attraverso i corsi di lingua italiana L2 e il corso di introduzione alla mediazione linguistico-culturale, e grazie alle attività svolte nelle sedi di Varesina e Satta, hanno trovato uno spazio per acquisire strumenti linguistici, fiducia e possibilità di esprimersi, raccontando come il progetto abbia dato loro voce e nuove opportunità di partecipazione nella comunità.

Hanno inoltre portato il loro contributo i rappresentanti di Libera, tra cui Pietro Basile, referente di Libera Milano, Davide Pati e Paolo Borsellino, coordinatore del presidio giovani Lea Garofalo di Libera, che hanno illustrato il senso della campagna di raccolta firme e il ruolo fondamentale delle comunità locali nel contrasto alle mafie e nella valorizzazione dei beni confiscati.
Come ricorda don Luigi Ciotti, i beni restituiti alla collettività “parlano”: raccontano cosa accade quando una ricchezza sporca viene trasformata grazie a un investimento morale e materiale che coinvolge interi territori. Sono il segno concreto di un bene comune che si rafforza ogni volta che un bene confiscato viene usato bene.
L’incontro si è concluso con un momento dedicato alla raccolta delle firme e con uno scambio informale tra i partecipanti, confermando il bene confiscato “Lea Garofalo” come uno spazio vivo di partecipazione civica, confronto e costruzione di comunità.

